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Ci sono momenti così tanto impregnati di significati totali che non possono essere spiegati, ma che possono aiutare a capire come tutto sia collegato, e quale sia l’intelligenza e la coscienza di questo Tutto attraverso cui, inconsapevolmente o consapevolmente, procediamo.
Ha un senso quello che mi è capitato oggi.
Ha un senso chiaro ed inequivocabile quello che questa persona, che non conosco e che non mi conosce, dall'alto della sua anziana conoscenza dell'uomo, e di certo dotata anche di sottile intuito, conversando, ha detto di me, e per giunta proprio oggi… 18 marzo.
Stava quasi per sfuggirmi...
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Quell’odore tipico di legna umida bruciata era forte e quel profumo, come le esalazioni di un incenso orientale fatto con erbe rare per la contemplazione, aveva interrotto il flusso ordinario dei pensieri, riportandomi al periodo in cui ogni nuova sensazione era una rivelazione che accoglievo talvolta con stupore.
Quell’odore era potente, intenso, e la sua energia penetrava da ogni poro, e s’infilava nei canali sottili volando fino all’anima delle cose e della coscienza.
Con la memoria cristallizzata su quell’aroma di erbe arse e con lo sguardo che cercava di comprendere i colori e i riflessi del sole del primo mattino sulla pelle del mare lasciai che il ricordo dei sensi vagasse all’indietro nel tempo, fino a connettersi con i fumi di quelle giovanili sensazioni.
Presupposto essenziale per rivalutare il passato è fermare il presente. L’esperienza che si acquisisce ogni nuovo giorno può essere indispensabile per riformulare altre e più giuste interpretazioni dei fatti e degli eventi della vita.
In quell’attimo in cui sospendiamo il giudizio e l’azione del pensare si ferma, in bilico tra presente e passato, vi è un attimo in cui la mente si smarrisce, così ha l’opportunità di vedere quel pertugio da cui è possibile passare dietro le quinte della rappresentazione esteriore e prendere coscienza dell’intento e della volontà, non necessariamente delle persone.
Dentro quell’intercapedine, tra il presente e il passato, tra il razionale e l’irrazionale, tra una realtà nota e un’altra meno, ogni cosa assume una forma diversa dall’idea convenzionale che ciascuno si è fatta.
Dentro quel mondo parallelo puoi comprendere come tutto concorra ad insegnare, che non esistono vincitori e perdenti, ma che, al fine di crescere, esiste solo l’opportunità di migliorare e di imparare, come dalle vittorie anche dalle sconfitte. Oltre la felicità e/o la sofferenza c’è sempre qualcos’altro da apprendere. In un certo senso è come se la vita volesse, in ogni caso, premiare. Pertanto, si può solo ricevere il riconoscimento/premio che varia da caso a caso, da cuore a cuore.
L’entità del premio dipende da ciascuno, dalla propria natura, dalla propria essenza, dai propri pensieri, come dal proprio egoismo, o dagli scopi poco nobili. E dietro ogni premio c’è sempre un insegnamento che talvolta, grazie al nostro modo di essere superficiali, di correre dietro al superfluo, e alle distrazioni dal sé, può sfuggire.
Anch’io, come tutti, sono privilegiato, ho i miei premi da ricevere, ed ognuno di essi ha un proprio valore e, qualche volta, qualcosa di nuovo da insegnare.
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Stamani, mentre procedevo nella solita via che mi portava al lavoro, i pensieri, le emozioni, il respiro, il suono, le vibrazioni, le particelle di luce, come tasselli intelligenti di un puzzle multidimensionale, si incastonavano con chiarezza dentro nell’attimo.
Il respiro fluiva da, e per, ogni poro in ogni direzione e in ogni dimensione, e di fronte a me nel cielo si apriva un pertugio dentro il quale non esitai a scivolare dentro. Sapevo, senza averne certezza, che sarei stato inondato da una infinita amichevole sensazione di benessere; e l’aspettai col cuore palpitante e impaziente. E così fu.
Nei primi attimi, a causa di quell’abbondanza, feci fatica a respirare, e poco dopo, normalizzato il flusso, fui compreso nel Tutto.
Ci sono momenti in cui puoi entrare interamente dentro nell’attimo e vedere chiaramente tutto quello che ti sta a cuore, perfino la proiezione del tuo procedere.
Può essere solo un momento, una frazione di un nanosecondo, che dura un’infinità.
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Venghino!… Venghino!… Sono Gratis!…
~ o0o ~
Avvicinatevi con fiducia!... Fate il primo passo verso la buona sorte...
Lor Signori Venghino al botteghino del "Buon Inizio"…
Venghino, provvisti solo di volontà ed intenzione, a prendere i biglietti per le INFINITE OPPORTUNITA’ che ogni Anno Nuovo mette a disposizione di ciascuno di noi…
Venghino Lor Signori… Venghino… i biglietti delle INFINITE OPPORTUNITA' non hanno scadenza e sono in numero illimitato… favoriscono la salute, il successo, la felicità e tutto quell’indispensabile e quell’ignorato che il vostro cuore desidera per una vita sana e armoniosa, finalmente esente da contrarietà, e da quel senso odioso di inadeguatezza che ti fa sentire come un forzato condannato a vogare, sulle galere a remi, per mari perennemente in tempesta…
Venghino Lor Signori… le INFINITE OPPURTUNITA’ aspettano impazienti che vi sbarazziate delle credenze limitanti per festeggiare un...
Nuovo Grandioso Inizio
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Quello che ho scritto non si rifà al alcuna tradizione esoterica, filosofia, religione, ed è semplicemente frutto di una intuizione intima. Tuttavia, posso dirti che alcune sfumature di varie culture sciamaniche mi hanno ispirato “Dieta alimentare al... 'parassita'”.
Illustre Amico, talvolta mi sono chiesto a quale tradizione o cultura potessi avvicinarmi, e l’idea di chiudermi dentro uno schema mi è stata sempre stretta: non mi sono sentito più libero. E così, mi affido al mio “sentire”. Non nego di ammirare e condividere diverse dottrine mistico-filosofiche come la Teosofia, con la quale sento di avere non pochi punti in comune. Nel mio percorso ho anche intrapreso vari ‘viaggi’ dentro filosofie di pensiero, dottrine religiose (anche orientali) e di psicologia esoterica, ed altro ancora, ma questo cammino, giusto o meno che sia stato, mi ha sempre condotto dentro nel Sé, ovvero a quell’Io (autentico) essenzialmente più vicino all’anima. Indipendentemente dalle credenze di ciascuno l’unica via che può portare alla chiarezza è, appunto, quella di Camminarsi Dentro. Credo che le opportunità, le risposte e le soluzioni siano lì, sebbene le credenze materialistiche di natura occidentale ci abbiano fatto credere il contrario. Se poi il nostro cammino coincide con questa o quella religione o filosofia di pensiero va bene lo stesso; personalmente, non credo sia di vitale importanza infilarsi dentro un dogma. In questo viaggio dentro nel Centro di me stesso ho potuto stabilire un contatto con l’anima – non solo quella mia – e comprendere le potenzialità dell’intento, del pensiero, dello spirito, che sono alcuni dei ‘poteri’ attraverso cui agiamo nel quotidiano.
Non mi dilungo oltre, poiché è assai rischioso tediare con questi argomenti. Non conosco “quanto ti era stato ‘rivelato’”, ma so che inconsapevolmente e abitudinariamente alimentiamo quel ‘parassita’ che nell’appesantirci di pensieri emotivi inquieti e di tensioni ci tiene incollati a terra impedendoci di volare oltre le apparenze e la sofferenza. Se vuoi, puoi identificare il parassita all’Ego o al lato oscuro che sono parte integrante più o meno presente in ogni essere umano.
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Certe cose mi confondono e mi disorientano. In questo Paese la stranezza è sempre più di casa. Chi scrive sui muri, i c.d. “writers”, rischia addirittura la galera e chi produce crack finanziari da milioni di euro, rovinando così migliaia di famiglie, gode di leggi “ad hoc” e la fa franca.
I poveri e i senza tetto sono stati schedati, e l’elenco ce l’ha il Ministero dell’Interno, come se essere poveri e senza casa fosse una colpa.
Gli impiegati statali sono stati messi alla gogna con l’imputazione di aver mandato in rovina la P.A., sebbene siano meri esecutori di ordini e disposizioni dei vertici dello Stato. Hanno sparato su tutti, anche su chi ha fatto sempre il proprio dovere, per l’incapacità di colpire i pochi (assenteisti). Ma cosa peggiore, il messaggio nascosto che hanno rifilato nella mente degli italiani è stato quello che i Governanti non sono responsabili delle inefficienze che loro stessi hanno creato. Il popolo voleva un colpevole e loro glielo hanno diluito in un po’ d’acqua e fatto bere. E quando dico “loro” mi riferisco a chi siede a destra e a sinistra dei tavoli in cui si decidono le sorti del Paese.
Sapete una cosa? Se la P.A. funzionasse davvero nessuno andrebbe più a chiedere favori ai politici. E’ chiaro l’intento di chi governa il Paese: il caos e il rancore sociale!
In Italia si spende troppo, bisogna “tagliare”! E si tagliano i fondi alla cultura, alla ricerca, alla scuola. Ma i geni del parlamento e del governo non mollano neanche una briciola della decina di migliaia di euro che si sono decretati, se non altro per dare il buon esempio. Brunetta (& C). prende soldi da malato, da ministro, da professore, e Berlusconi pure quelli della Camera pur non avendoci mai messo piede. Non molla neanche un centesimo, si prende tutto quel che può prendere, con i suoi doppi, tripli e quadrupli lavori, ma agli impiegati statali, che devono mandare avanti una famiglia con poco più di mille euro al mese, ha vietato la seconda occupazione, e il part-time è ora a discrezione dell'Amministrazione. Nessuno dice che le assenze sono diminuite solo perché, per evitare di farsi prelevare dallo stipendiucolo circa cento euro per tre giorni di malattia (più o meno trenta euro al giorno), gli statali prendono giorni di ferie che, ovviamente, non sono conteggiati come assenza per malattia. E' tutta una farsa! Ecco, per esempio, come spendiamo cento milioni di euro all'anno (stipendi Governatori regionali italiani e liquidazione dei "non eletti").
Chiunque abbia capacità di valutazione e deduzione potrebbe continuare ad elencare lo scempio partorito dalle menti che tutti noi paghiamo a peso d’oro. Personalmente, non ne ho voglia.
Ma oggi sono qui per dare una notizia, pertinente ai blog, che forse non tutti sanno. E’ al vaglio dei geni al governo una proposta di Legge (la 1269) che vuole i blog, e dunque la libertà di espressione (art. 21 della Costituzione), censiti al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC). Se passa la Legge e non iscriverò al ROC il mio blog potrò essere imputato di “stampa clandestina” e passare sotto il torchio del codice penale. Sarò “colpevole”, come per i colleghi blogger della Cina o della Birmania o di Cuba, per aver redatto un blog-diario dei miei pensieri! Tutti colpevoli i writers, i blogger, i poveri senza casa, gli impiegati statali, i manifestanti, i poliziotti al G8 a Genova, e via dicendo.
Credo che questo modo di fare della classe dirigente sia un buon modo per confondere e per distrarre l’attenzione da questioni ben più importanti.
Se ti va firma anche tu la petizione online per evitare la soppressione della Democrazia in rete.
Altre informazioni sulla proposta di Legge possono essere reperite qui.Prima di inviare il tuo commento assicurati che:
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Ipocrisia: insolenza sottile trasmessa dall’incoerenza tra parole, azioni e intenzioni, posta in essere con atteggiamenti falsamente virtuosi, al fine di ingannare, confondere e nascondere.
In genere, quando l'ipocrisia non è più sopportata, innesca reazioni che possono causare estremo disagio.
L’ipocrisia è la mancata responsabilità dell’esistere!
Come per molti, ho sviluppato una sorta di scudo anti-ipocrisia che allontana gli ipocriti. Chi non tollero, e non mi sforzo più di tollerare e di aspettare che rinsaviscano, sono gli ipocriti che si credono insospettabili. Mi riferisco a coloro che, nell'ostentare quell'atteggiamento morale sano nei rapporti sociali ed affettivi ma di fatto inquinato, si ritengono - nel mio caso - non sospettabili di azioni malvagie per via di una ex-parentela (acquisita) ormai morta. A parentela viva hanno avuto lo stesso vizio! Costoro indossano la maschera delle convenzioni sociali e dietro quella tentano, mal celando la vile arma dell’ipocrisia, di mettere in cattiva luce, di danneggiare, di ferire: ancora!
In genere, lascio perdere gli “altri”, ma con chi è anche vigliacco oltre che ipocrita, sono, senza fretta, impeccabilmente tremendo.
Penso che sia un modo come un altro, forse un po’ diretto, che possa aiutare a comprendere il vero significato della responsabilità dell’esistere.
“L'ipocrisia è un omaggio che il vizio rende alla virtù”
(François de La Rochefoucauld)
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Stamani, sembrava che questo nuovo giorno non volesse venir fuori, e diversamente dalle altre mattine stentava ad occupare la scena, come se fosse tormentato da due forze uguali e contrarie. Poi, l’energia della luce, sorretta anche dal ciclo naturale che muove tutte le cose, ha avuto la meglio, e quel sole bianco/pallido che sbucava tra le nuvole basse attestava che - per oggi - il giorno sarebbe stato incerto. Anche un giorno incerto può avere la sua bellezza! Ma l’approccio all’incertezza che la nostra cultura distorce crea la tensione, e così perdiamo di vista la bellezza.
Mentre scivolavo dentro nel giorno, osservando quella luce insolita, pensavo ad un grande errore che ho commesso nella vita.
Il Grande Errore è stato quello di soddisfare la sciocca necessità di farmi un’idea delle persone che ho incontrato e dei fatti che ho vissuto. Quante volte mi sono fatto un’idea di persone (e di eventi) che alla fine è risultata non aderente alla realtà! E su quest’idea ho costruito castelli con fondamenta che nel futuro hanno dimostrato di essere scadenti, o addirittura inesistenti. E poi, questo bisogno razionale di farsi un’idea è stato tanto forte quanto (quasi) impossibile rinunciarvi. Ovviamente, quando l’idea che ti fai è più o meno giusta il problema non si pone. Le difficoltà saltano fuori quando, grazie a questo nostro modo di relazionarci con ciò che ci circonda, l’idea edificata e consolidata è falsa e fuorviante!
Penso che se avessi avuto la forza e la lungimiranza di lasciare andare le azioni (degli altri) e di non vincolare le persone dentro una mia idea tutto si sarebbe svolto in maniera più naturale. Ed invece, questo modo di impegnare persone e cose dentro un modello ha alterato tutto. Questo processo inconscio di infilare le persone dentro una convinzione ha anche fatto sì che gli altri manipolassero, in qualche modo, la mia idea al fine di essere approvati.
Ma chi ci ha detto, o quali garanzie abbiamo, che quelle persone sono come le abbiamo idealizzate? E che condizionamenti abbiamo ricevuto, e di quali interpretazioni siamo stati capaci, per costruire lo schema dentro cui, alla fin fine, abbiamo posto i limiti al nostro modo di vedere e di comprendere?
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Non è tutto scontato!
Solo chi è approssimativo, superficiale e insensibile dà tutto per scontato. Se fosse giusto dare tutto per scontato non esisterebbero coloro che si sono distinti dallo standard e dalla mediocrità. Non esisterebbero per esempio, quegli avvocati che hanno vinto cause definite ‘impossibili’ dall’opinione pubblica anche forense. Oppure, non esisterebbero quei medici che hanno guarito persone con diagnosi prive di speranza, scavando nel prevedibile e negli schemi della conformità.
Sono solo semplici esempi per affermare che chi dà tutto per scontato è una persona che si preclude ogni possibilità e che non ha chiaro il senso della sua stessa esistenza, che con quel cronico allargare le braccia ammette l’impotenza della sua volontà ed intenzione. Le più grandi scoperte sono state tali per il semplice motivo che hanno ribaltato ciò che era scontato. Chi dà tutto per scontato è una persona che sceglie la via più breve per allontanarsi inesorabilmente dal successo.
Imparare a non dare tutto per scontato, prima ancora di imparare il latino, la fisica, la grammatica, la filosofia e la materia interstellare, è esercitare la creatività di cui ciascuno è dotato dalla nascita e concedersi la possibilità di avere in mano, di volta in volta, la chiave giusta per aprire le porte invisibili delle infinite possibilità che esistono oltre la logica e l’ovvio.
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Quand’ero piccolo, più o meno all’età di 4/5 anni, mi piaceva stare sott’acqua seduto nella posizione del loto (a gambe incrociate) sul fondale, e questo ancora prima di imparare a galleggiare e nuotare. Stavo lì lontano da tutti e da tutto e mi sentivo come protetto. Anche il suono arrivava ovattato. Mi ricordo, come se fosse ieri, che guardavo in su e mi deliziavo a vedere i raggi del sole penetrare il mare e formare dei fasci luminescenti che si muovevano con le onde. Mi dimenticavo di tutto, anche di respirare, ed avevo come l’impressione di essere un pesce, di poter stare lì sotto a piacere e che l’aria incamerata nei polmoni fosse più che sufficiente per prolungare l’apnea. Pensavo… “chissà che fanno in questo momento, in quell’altro mondo, mamma e papà, i miei amici, mentre sto qui nel mondo sommerso…” e continuavo a godermi il silenzio e la luce bluastra e salata. |
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Quando iniziai ad assaporare il senso della libertà non considerai che questo implicava, oltre un piacevole coinvolgimento emotivo, anche una diversa idea del senso della responsabilità da quella che avevo avuto sino ad allora. Qualcuno potrebbe chiedersi quale sia l’attinenza. Ed invece, nel tempo, maturai la convinzione che la libertà di pensiero, di azioni, e non ultimo la libertà di sentirsi progressivamente svincolato dagli schemi sociali, presupponeva un spiccata maturità che è propria della coscienza (maturità spirituale) e che coinvolgeva in pieno il mio modo abituale di essere responsabile. Ebbi le prime avvisaglie quando mi trovai difronte alle scelte.
Prima, quand’ero come ero, ogni scelta che esercitavo era fatta a mente leggera ed ovviamente, seguendo una linea comune badavo alla convenienza anche se questo danneggiava qualcun altro o qualche cosa, convinto che facendo come fanno molti ripartivo la responsabilità. E, nel sentirmi comunque ‘protetto’ dalle responsabilità per aver scelto in modo convenzionale, mi difendevo e mi giustificavo, anche con me stesso, dicendo: “Non è colpa mia… non pensavo che… ho fatto quello che qualsiasi altra persona al mio posto avrebbe fatto…la responsabilità è di tizio…” e via dicendo. D’altro canto, questa forma di “scarica barile” della responsabilità è una questione che vive dentro di noi ed è una pratica molto abusata nella nostra società. Cerchiamo nell’altro le responsabilità, e l’altro le cerca in un altro ancora, e via proseguendo. La struttura gerarchica che costituisce la nostra società è fondata proprio sul fatto di ripartire in miriadi di pezzi la responsabilità, o peggio, questa benedetta responsabilità rimbalza dalla prima all’ultima ruota del carro senza trovare di fatto nessuno che l’assuma. Negli uffici, sia pubblici che privati, ed in politica è esattamente così e ciascuno può verificarlo. Fatto sta che, fuggire dalle nostre responsabilità, oltre che essere un abitudine (malsana), rientra nel modus operandi di molti individui rispettosi delle regole che la stessa società impone. Ma torno sulla libertà.
Sentirsi liberi di scegliere, prima di tutto disabilita quella illusione di sentirsi protetti se si sceglie, come ho detto, secondo lo schema che abbiamo imparato nel tempo, e secondariamente pone colui che si è liberato al centro di infinite possibili strade. Ciò detto, manca il passo più importante: scegliere! Essere liberi vuol dire anche dover fare affidamento su tutte le nostre risorse personali che, evidentemente, non sono solo quelle che conoscevamo da schiavi del pensiero collettivo (logica razionale); ma quelle facoltà irrazionali come il pensiero intuitivo, l’ascolto, e l’accensione dell’attenzione sottile, ovvero mettiamo in atto tutto quello che non facevamo prima.
Dunque, sentendo maggiore responsabilità, e, forse anche per non disperare, ci aiutiamo rivolgendoci non più all’esterno ma all’interno di noi, facendo uso di tutto quel che ci appartiene (facoltà interiori), seguendo naturalmente l’unica via che dal Centro delle infinite possibilità porta alla Ragione del Cuore. E così, avremo scelto in libertà, con responsabilità, e con creatività.
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Mi piacerebbe invitarvi a venire con me in una terra dove non ci sono concetti giusti né sbagliati, dove nessuno giudica perché non c'è niente da giudicare, dove, anzi, si è incoraggiati a parlare di noi stessi, apertamente, senza paura di confrontarsi.
Una terra in cui non temere l'altro, perché l'altro è noi.
Una terra in cui noi stessi ci si racconta attraverso le emozioni, i sentimenti, le passioni, le paure, i pensieri più intimi, per poi accorgersi che Tutto Questo non è solo tuo ma di Tutti.
Una terra in cui Tutto ciò che si osserva, incluso l'Universo, non è all'esterno di noi ma, anzi, è parte di noi e con noi.
Mi piacerebbe invitarvi a venire con me in una terra dove non esistono i conflitti (interiori) né i “perché”, perché le conquiste più importanti e le risposte a tutti i “perché” sono lì, dove non li abbiamo mai cercati.
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Trascrivo sotto il contenuto di due significativi sms che ho ricevuto e l’intera bella poesia di E. Dickinson tratta da uno stralcio lasciato in un commento anonimo al post precedente.
Circa il primo sms Odino è una delle principali Divinità della cultura mitologica del Nord Europa ritenuto Padre degli Dei, e in particolare egli è considerato il Dio della guerra, della magia, della sapienza e della poesia.
Si narra che il Padre degli Dei rimase appeso per nove giorni e nove notti ad un mitico albero, il frassino universale Yggdrasil. In queste condizioni nella visione del dio l’albero si tramutò in un cavallo bianco ad 8 zampe che lo portò tra i vari universi conosciuti, alla ricerca dell’antica sapienza, fino a giungere al gigante Mimir dal quale apprese l’arte della magia e
I Barbapapà sono stati, invece, il soggetto di un fumetto considerato tra le prime opere portatrici del messaggio ecologista. Nato in Francia nel
1) «Invoco Odino e i Barbapapà affinché il tuo errare ti conduca laddove la stupidità umana non può giungere”.»
2) «…ma la notte finisce,
fiorisce la mattina.
Il mare chiude gli occhi,
il mondo si avvicina.
Ed è qui che io abito,
nel centro del mio giorno.
Con i piedi per terra,
e mare tutto intorno…»
Poesia
Sentivo, come se non avessi orecchio
finché una parola vitale
fece tutta la strada dalla vita e me
e allora seppi che sentivo.
Vedevo, come se l’occhio fosse
di un altro, finché qualcosa
e ora so che era la luce, perché
gli si adattava, entrò.
Abitavo, come se stessi fuori
e dentro solo il corpo
finché una forza mi scoprì
e pose in me il nocciolo.
Lo spirito si volse alla polvere
“Ti conosco vecchia amica”
e il tempo uscì a dare la notizia
e incontrò l’eternità.
(E. Dickinson)
Ringrazio gli Autori di questo post per la generosità del loro spirito e per la sensibilità d’animo, e chiunque passi da qui e scelga di lasciare, o di non lasciare, un suo contributo sul blog.
Bel giorno gente
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Non esiste alcun "luogo" certo per chi ha il cuore nomade. L'animo nomade non può fermarsi perché fermarsi implica la privazione della possibilità di evolversi positivamente. Per lui non esistono "luoghi" in cui riempirsi e illudersi di certezze, e pseudo-stabilità.
Nulla è certo, e tutto è impermanente!
La stessa Scienza, spesso, distrugge domani le "prove scientifiche" fornite oggi. E questa è storia. Forse, anche
Non esiste il limite se non nella nostra mente.
Ci sarà sempre un animo nomade… ci sarà sempre un Cristoforo Colombo moderno che, perseverando, andrà oltre lo spazio dell’ovvio, oltre i confini istituzionalizzati.
Fermarsi sarebbe come fossilizzare il sentimento per
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Il Grande Vuoto
E poi ti accorgi che è il Grande Vuoto che accarezza quel senso di privazione e lo fa sentire libero e infinito. E dentro quel Vuoto anch'esso libero e infinito trovi la Casa, e un posto a sedere, da cui puoi ammirare colori nuovi e lambire nuovi orizzonti da oltrepassare. Il Grande Vuoto è come un amico fidato che ti accompagna in cima e che ti fa vedere la vita realmente quel che è. Vedi l’interezza del mondo in cui vivono le persone. Nel Grande Vuoto non fai fatica a sintonizzarti, naturalmente, con le leggi della natura e puoi considerare e comprendere le parti non visibili e irraggiungibili dai sensi fisici.
A volte, questa natura non visibile del mondo mi dà, al tempo stesso, gioia e tristezza.
Tutto ha un senso, e posso solo custodirlo dentro nel luogo più inaccessibile. L’Anima del pensiero è un corpo sottile e leggero che agisce sulla materia. Ma questo, e molto altro ancora, rimane fuori dagli schemi e dalle abitudini di vivere la vita. Resti con la mano tesa infilata dentro nel mondo dell’ovvio con l’attenzione amplificata, aspettando il calore di un’altra mano che cerca una Casa, e un posto a sedere, da cui ammirare colori nuovi e fare nuove conquiste.
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